Una delle critiche maggiori che si possono muovere al modello di
Lotka-Volterra è che il tasso di consumo della risorsa da parte di
una singola unità di biomassa del consumatore cresce indefinitamente al
crescere della quantità di risorsa disponibile. Tale assunzione
matematica non trova giustificazione biologica, dal momento che richiede di
avere a che fare con un consumatore insaziabile. In natura, si osserva
invece che esiste sempre una limitazione nella capacità di assorbire
luce o nutrienti, di consumare cibo o di catturare prede.
A partire dalla fine degli anni '50, grazie al fondamentale contributo di
Holling (1959), gli ecologi hanno studiato più in dettaglio la risposta funzionale del consumatore, come viene
chiamata solitamente la funzione che lega il tasso di consumo di un singolo
predatore alla disponibilità di risorsa. Da un punto di vista
qualitativo, sono stati codificati tre tipi di risposta funzionale
In questo tipo di risposta funzionale, il consumo è direttamente
proporzionale alla disponibilità di risorsa (come per il modello di
Lotka-Volterra) sino al raggiungimento di un limite di saturazione. Superato
il limite di saturazione, la quantità di risorsa assorbita è
costante con la disponibilità. La discontinuità della risposta
funzionale di tipo 1 rappresentata in Fig. 9 è comprensibile se si
tiene conto che essa è tipica degli organismi filtratori, quali ad
esempio la pulce d'acqua (genere Daphnia, in Fig. 9),
che catturano il cibo in sospensione nell'acqua. La massima capacità di filtrazione e di
ingestione, che è legata alle caratteristiche fisiologiche della specie,
limita la quantità di cibo assumibile nell'unità di tempo. Dal punto
di vista modellistico, si può dunque utilizzare ancora un termine
lineare del tipo di quello utilizzato per il sistema di Lotka-Volterra, ma
occorrerà imporre una saturazione, ovvero
, dove
è il
tempo necessario per ingerire e digerire un'unità di risorsa.
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Questo tipo di risposta funzionale è decisamente il più diffuso ed è tipico dei consumatori che cercano attivamente la risorsa, quali erbivori e predatori. In questi casi la ricerca della risorsa e il consumo della risorsa sono due attività che non possono essere contemporanee. Contrariamente alla risposta funzionale di tipo 1, nella risposta di tipo 2 non ci sono discontinuità nella derivata. Il fenomeno di sazietà del consumatore avviene in questo caso con continuità al crescere della disponibilità della risorsa. A limitare il consumo della risorsa sono in questo caso alcuni tempi fissi (detti tempi di manipolazione) che riguardano il fenomeno di consumo o di predazione, quali il tempo di ingestione e di digestione, e che non dipendono dalla disponibilità di risorsa nell'ambiente. Ciò che rende davvero generale la risposta funzionale di tipo 2 è che, anche se derivata su diversa base biologica - attraverso lo studio delle reazioni enzimatiche, con i fondamentali contributi di Michaelis e Menten (1913) e di Monod (1949) -, la si ritrova nella dinamica degli autotrofi, in cui la risorsa limitante può essere la luce oppure un nutriente. Dal punto di vista matematico, l'espressione della risposta funzionale di tipo 2 è
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La risposta funzionale di terzo tipo viene utilizzata per spiegare i casi in cui l'attività ricerca di cibo da parte dei consumatori divenga più frenetica al crescere dell'abbondanza di risorsa oppure sia difficoltosa al di sotto di una certa densità della risorsa. Per esempio, il predatore può incrementare la porzione di tempo dedicata alla ricerca della preda nel caso in cui le prede siano più abbondanti. L'effetto prodotto da tale fenomeno sulla forma della risposta funzionale è illustrato nella Fig. 11. Come si nota, la più vistosa differenza tra la curva sigmoide di Fig. 11 e la risposta funzionale di tipo 2 riprodotta in Fig. 10 è che per bassa disponibilità di risorsa il tasso di consumo cresce qui molto più lentamente.
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Vediamo ora un esempio di modello in cui viene utilizzata la risposta funzionale