In quasi tutte le scienze ad un aspetto teorico o di base fa spesso
riscontro un aspetto applicativo, di interesse per molti problemi pratici.
Così l'odierna possibilità di programmare geneticamente batteri che
producano insulina o altre sostanze utili in medicina è diretta
conseguenza del meraviglioso sviluppo della biologia molecolare.
Anche l'ecologia comincia ad avere un ruolo notevole nella soluzione di
molti problemi della società moderna. Sapere quali sono i meccanismi di
funzionamento di un ecosistema non ha più solo un valore conoscitivo di
pura soddisfazione intellettuale, bensì consente di predire quali
saranno gli effetti sugli ecosistemi di svariati interventi umani. Ciò,
col crescere della coscienza che l'ambiente naturale vada preservato o
perlomeno armonizzato con l'azione dell'uomo, è particolarmente
importante, in quanto permette di gestire tali interventi razionalmente. A
questo proposito va detto che sarà sempre più necessario integrare
ecologia ed economia, due discipline che vengono spesso contrapposte
nell'immaginario collettivo: l'economia viene vista come la disciplina dei
saggi consiglieri dei governanti e l'ecologia come la bandiera degli
oppositori dello sviluppo economico e del libero commercio. In effetti per
lungo tempo economia ed ecologia si sono sviluppate in maniera
sostanzialmente indipendente. Tuttavia, ciò era giustificabile fino a
qualche decennio fa dalla piccola scala a cui operava l'uomo: era
sostanzialmente lecito da una parte (economia) considerare la natura come un
serbatoio inesauribile di risorse e come un ricettacolo infinito di rifiuti
e dall'altra (ecologia) considerare l'uomo come una piccola fonte di
disturbo per il normale funzionamento di molti ecosistemi. Invece, a partire
dalla rivoluzione industriale del secolo diciannovesimo la scala di impatto
dell'uomo sulla natura che lo circonda è diventata sempre più vasta.
La spinta fondamentale è venuta dall'enorme crescita demografica che ha
visto la popolazione umana passare da un miliardo e duecento milioni di
persone nel 1850 agli attuali (anno 2004) 6,35 miliardi di persone. Inoltre
la crescita di bisogni materiali delle nazioni sviluppate ha aumentato
grandemente il consumo individuale di risorse naturali e la produzione di
scarti e rifiuti. Per queste ragioni anche molti economisti hanno sentito la
necessità di modificare il tradizionale approccio economico e di
introdurre nuovi modelli per guidare le decisioni politiche.
Purtroppo diverse catastrofi ecologiche (collassi di popolazioni naturali o
artificiali, alterazioni o collassi di importanti ecosistemi, alterazioni
del funzionamento della biosfera) si sono già verificate e hanno portato
conseguenze enormi, anche di tipo economico. Ad esempio la Tab. 1 riporta
alcuni degli esempi più importati di collassi che hanno colpito
l'industria peschereccia negli ultimi cento anni.
Tabella 1:
Il collasso di alcune risorse marine
 |
Figura 2:
Dati retrospettivi (tratti da Jackson et al., 2001) che mostrano l'influenza dell'uomo sugli
ecosistemi marini. Le ascisse rappresentano gli anni in scala logaritmica.
A. Andamento nel tempo della lunghezza media dei merluzzi nel Golfo
del Maine (USA). Le barre verticali indicano l'errore standard. B.
Percentuali delle località dei Caraibi con presenza di coralli del
genere Acropora. C. Dati provenienti da Chesapeake Bay (Virginia, USA), il
più grande estuario degli Stati Uniti, che mostrano il rapporto tra
alghe plantoniche e bentoniche (linea punteggiata) e la quantità di
ostriche raccolte nella baia (linea continua). Il rapporto tra alghe
plantoniche e bentoniche è un indice di eutrofizzazione delle acque
(eccesso di sali nutritivi). La cattura di ostriche ebbe il suo massimo nel
1884.
![\includegraphics[scale=0.2]{dati_intro}](img53.gif) |
Elencare tutti i grandi problemi che sono al centro della ricerca ecologica
sarebbe un compito molto arduo. Ne citiamo solo alcuni di particolare
importanza sia teorica sia applicativa per dare un'idea concreta dei temi di
cui si occupano attivamente gli ecologi moderni:
- Perché le popolazioni, anche non soggette all'influenza dell'uomo, hanno
sempre fluttuato nel tempo, ma gli ecosistemi sono stabili? Come varia la
stabilità degli ecosistemi in risposta all'azione dell'uomo, che
comporta non solo prelievo di biomassa, ma anche cambiamenti strutturali del
funzionamento della natura che ci circonda?
- Perché ci sono tante specie a questo mondo? Quali sono le relazioni tra
stabilità, diversità e produttività degli ecosistemi? Si valuta
dai record fossili che il tempo di vita medio di una specie animale fosse
compreso tra 1 e 10 milioni di anni. Dai tassi di estinzione documentati nel
secolo scorso si ricava invece una riduzione del tempo di vita media a
10.000 anni. Dai tassi di estinzione correnti si ricava un tempo di vita
medio per uccelli e mammiferi di 200-400 anni. La Fig. 2 riporta i
risultati di uno studio recente sull'azione dell'uomo negli ultimi secoli a
danno degli ecosistemi costieri. Come possiamo conservare la
biodiversità?
- Come integrare le varie scale dell'ecologia: nello spazio (individuale,
locale, regionale, globale) e nel tempo (batteri ed elefanti, scala
fisiologica, demografica, genetica)? Come predire l'influenza
dell'alterazione e frammentazione del territorio da parte dell'uomo (vedi
Fig. 3) alle diverse scale spaziali?
- Parassiti e vettori patogeni sono fondamentali nella regolazione di
popolazioni ed ecosistemi. Come utilizzare le conoscenze dell'ecologia dei
parassiti per elaborare strategie integrate di controllo delle malattie?
Come conciliare conservazione della naturalità e tutela della salute
pubblica?
- Il funzionamento globale della biosfera è sempre più alterato
dall'azione dell'uomo. Nei 160.000 anni precedenti il 1850 la concentrazione
di biossido di carbonio in atmosfera è sempre rimasta compresa tra 190 e
290 parti per milione con lente variazioni; dal 1850 ad oggi è aumentata
continuamente, passando da 280 a 370 parti per milione. In base alle
conoscenze scientifiche attuali, un aumento di tale portata in un tempo
così breve non era mai stato registrato prima nella storia della Terra.
Questa continua crescita è dovuta alle emissioni da combustibili fossili
e alla deforestazione. Inoltre esiste da centinaia di migliaia di anni una
correlazione fortissima tra le concentrazioni di biossido di carbonio e la
temperatura media della terra, come provato al di là di ogni dubbio
negli ultimi anni. Le previsioni più recenti, basate sui modelli di
illustri climatologi sono che la temperatura della terra aumenterà di
almeno un grado entro il 2040 se non verranno presi provvedimenti di
limitazione delle emissioni. Come integrare ecologia con geofisica,
geochimica, demografia umana ed economia per una previsione più accurata
dei cambiamenti globali e per un'elaborazione di politiche di
sostenibilità ambientale?
Figura 3:
Esempio di frammentazione del territorio. Residui di habitat
originario circondati da estesi campi di grano nella zona agricola
dell'Australia Occidentale
![\includegraphics[scale=0.75]{frammenti}](img54.gif) |